La compagnia di San Paolo e L’europa (pensiero)

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Salvare l’Europa significa ben più che vincere una tornata elettorale. Vuol dire preservare un patrimonio senza il quale il mondo sarebbe più povero. La  bandiera europea, oggi lacerata dai venti del sovranismo populista.  Un continente dilaniato da due guerre mondiali ha così vissuto la più lunga era di pace della sua storia. Grazie anche a un’invisibile ma potente protezione materna.

Jean Monnet, il padre dell’Europa comunitaria, nella sua autobiografia scriveva: “Ho sempre pensato che l’Europa si sarebbe fatta nelle crisi e che sarebbe stata la somma delle soluzioni che si sarebbero trovate per queste crisi”.  L’Europa sta attraversando una lunga crisi, non solo economica e migratoria, ma anche esistenziale che investe la natura stessa dell’Unione Europea, il suo ubi consistam, le sue finalità.

La Brexit ha minato l’idea della irreversibilità dell’appartenenza all’UE. Il drammatico flusso di immigrati ha messo in discussione il principio della libera circolazione delle persone, una delle quattro libertà di circolazione garantite dai trattati; i confini aperti non rappresentano più una conquista di libertà, ma generano insicurezza. Il terrorismo ha alimentato la paura dell’altro, del diverso e favorito la reazione nazionalistica e xenofoba di chiusura verso l’esterno. Le crisi internazionali hanno confermato, se mai ce ne fosse stato bisogno, la debolezza della politica estera dell’UE, il suo scarso peso sulla scena mondiale, la sua vulnerabilità di fronte alle minacce globali alla sicurezza.

.Il sovranismo è diventato l’alternativa popolare all’europeismo inteso come progetto di integrazione sovrannazionale, coltivato da élite tecnocratiche insensibili ai bisogni dei cittadini che pagano i costi delle politiche di austerità e che subiscono la sfida alla loro identità culturale.

Per porre rimedio a tale mancanza occorre un processo di maturazione della consapevolezza che l’unità dell’Europa è una necessità, che il futuro sta nell’integrazione, non nell’uscita dall’UE e nel ritorno alle sovranità nazionali. Per raggiungere tale convinzione è necessario rivedere un elemento di natura culturale che non si trova fuori di noi, ma dentro di noi, nelle categorie concettuali che impieghiamo per capire e orientarci nel mondo esterno. Questo elemento è un atavismo, un residuo della cultura del XIX secolo e della prima metà del XX che ha portato alle due guerre mondiali e alla crisi dell’Europa: il mito dello Stato nazionale sovrano, autosufficiente e bastevole a se stesso.

Crediamo che un investimento in cittadinanza europea è  lo strumento di pace più potente a nostra disposizione: le opportunità di mobilità europea per i giovani devono essere moltiplicate per crescere generazioni di ragazzi che abbiano identità plurime, che riconoscano nell’altro un pezzo della propria esistenza.
Questi temi di concretezza sono essenziali per costruire una unità europea anche capace di saper aspirare a molto più. L’Europa, che è nata dalla cultura del cristianesimo e proprio per questo ha saputo accogliere e contemperare ogni differenza, può essere il più importante soggetto internazionale di pacificazione. La pace nel mondo richiede atti e soggetti di pace. L’Europa può esserlo per la sua storia,la sua cultura, il suo  la sua esperienza in umanità.