Gigi De Fabiani, protagonista di sessant’anni di giornalismo italiano

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Nelle prime ore di domenica 9 giugno, nella sua casa di via Tibaldi a Milano, è morto a 91 anni Luigi De Fabiani, protagonista di sessant’anni di giornalismo italiano, professione nella quale portò la sua sensibilità di cattolico convinto e impegnato e che culminò nella vicedirezione di Avvenire.

Esordì a L’Italia avendo come direttore Giuseppe Lazzati per poi passare ad Avvenire, dove scalò tutti i gradini della gerarchia interna, da capocronista a capo redattore fino a vicedirettore. Diresse anche il quotidiano comasco L’Ordine e fu caporedattore del mensile della Diocesi di Milano Il Segno. Fu anche volto televisivo, come apprezzato commentatore e opinionista di Canale 6.

Fu direttamente impegnato nelle associazioni di categoria a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, dall’Associazione Lombarda dei Giornalisti alla Federazione Nazionale della Stampa (fu tra i fondatori della corrente Impegno Sindacale), e nell’Ordine regionale e nazionale (assunse anche la direzione dell’Istituto per la Formazione al Giornalismo Intestato a Carlo De Martino), senza dimenticare la sua pluriennale appartenenza all’Ucsi, l’Unione dei giornalisti cattolici, di cui è stato dirigente regionale e nazionale.

Luigi De Fabiani, Gigi per gli amici e per tutti i colleghi, era capo cronista all’interno della neonata iniziativa editoriale fortemente sollecitata da Paolo VI.
Eccellente professionista, De Fabiani si batté con tutte le sue forze perché la qualità del prodotto Avvenire migliorasse di giorno in giorno così da contribuire a mantenerne la presenza migliorandone la diffusione e l’apprezzamento all’interno del mondo cattolico.
Fu un maestro stimato, ben voluto, ascoltato, autorevole senza mai mostrarsi autoritario. Conosceva tutti i segreti di un mestiere difficile che ti assorbe e ti coinvolge come pochi altri. Ma fu anche, Gigi De Fabiani, una figura di riferimento per larghi settori del mondo cattolico milanese, per la cultura, per la società civile nel suo complesso.
Al lavoro di redazione affiancava l’impegno nel sindacato, negli organismi professionali della categoria e poi, quando fu costituita, nella scuola di giornalismo voluta dall’Ordine regionale lombardo.
In quanto giornalista, assicurò negli anni frequenti apporti professionali a varie testate dell’informazione cattolica della Diocesi di Milano, collaborazioni apprezzate e ricercate.
Era uomo che ispirava fiducia, che sapeva valutare le persone. Offriva lealmente amicizia e ne era ricambiato. Era persona perbene, in tutti i sensi.
Operatore appassionato dell’informazione in ambito cattolico, De Fabiani non poteva non essere un credente, una persona di solido radicamento nella fede. Anche in questo fu di esempio per molti. Quando Avvenire attraversò la stagione più drammatica della sua allora ancora giovane esistenza toccava a lui rincuorare i colleghi preoccupati per il loro futuro. Lo faceva con parole semplici, sdrammatizzanti, sempre concluse con l’invito a confidare nella Provvidenza. Mancherà a Milano, alla sua Chiesa,alla compagnia di San Paolo di cui fu storico membro associato, all’informazione diocesana, alla città. Ricordare l’uomo e il giornalista sarà dovere di tutti.